Sassi di Matera paese fantasma

5 borghi abbandonati della Basilicata in un itinerario in moto

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L’Italia, il Bel Paese, un territorio ricco di storia e di capolavori architettonici  è anche una terra piena di “paesi fantasma”. Borghi abbandonati da anni, ma capaci di suscitare un alone di mistero irresistibile, che ci spingono a prenderli in considerazione come tappe dei nostri viaggi esplorativi e d’avventura.

Il fenomeno dei “paesi fantasma” riguarda soprattutto il centro-sud e le zone interne dell’Appennino. Lo spopolamento di ciascun borgo è legato a cause diverse: dallo spostamento degli abitanti verso le grandi città in cerca di lavoro, dopo la Seconda Guerra Mondiale;  all’abbandono per fenomeni di instabilità del territorio o a seguito di violenti eventi sismici.

In Italia se ne contano tantissimi, circa 6000. Il primato spetta alla Calabria, ma ogni regione italiana ha i suoi borghi fantasma. Anche la piccola Basilicata annovera i suoi ben 8 centri disabitati.

In questo articolo disegneremo un itinerario in moto tra 5 borghi abbandonati della Basilicata. Scopriremo aneddoti, meraviglie nascoste e tristi realtà dei luoghi in cui costruzioni abbandonate si sono trasformate in affascinanti rovine.

L’itinerario in moto

L‘itinerario in moto prende il via dalla regina dei borghi abbandonati della Basilicata: Matera. Attraversando un territorio variegato, dalla Murgia materana passeremo al magnifico scenario dei calanchi e poi al rigoglioso verde del Parco Nazionale del Pollino, fino ad approdare sul Golfo di Policastro. L’inedito viaggio si conclude a Maratea, altra perla di questa regione dalle mille sorprese.

Taglieremo la Basilicata in due, attraversandola da est a ovest nella sua porzione meridionale, percorrendo 250km in 4 ore e 26 minuti di marcia.

Il tracciato si compone di un misto di strade ampie e veloci, su cui si naviga con marce lunghe, e provinciali contorte, capaci di lasciare il segno in ogni anima a due ruote. Strade asfaltate, per lo più in buone condizioni, quindi adatte a ogni tipo di moto.

 

Da Matera la SS7 “Appia” e poi la SS407 “Basentana” ci conducono veloci ai piedi di Pisticci, dove l’uscita ci porta, sulla Provinciale 176, nel seducente ambiente dei calanchi della Basilicata. Si scorre ammirando tutt’intorno rocce argillose di un colore abbagliante, che disegnano solchi profondi e creste spigolose, in un atmosfera che ricorda un paesaggio lunare.

All’incrocio con la SS103 prendiamo direzione Stigliano  per raggiungere, tramite la Strada Comunale “Craco-Montalbano Ionico”, il paese fantasma per antonomasia: Craco. Spettacolare il colpo d’occhio che offre questo borgo abbandonato della Basilicata, arroccato su un’alta rupe rocciosa, che si scorge solo dopo l’ultima curva della salita serpeggiante che porta sul colle.

A questo punto, il nostro itinerario in moto ripercorre i tornantini in discesa della Comunale di Craco per andare a riprendere la SS103, direzione “Gannano”. Dopo soli 2km, alla rotonda, seguiamo nuovamente l’indicazione Gannano e ci immettiamo sulla SP Craco-Gannano, che offre qualche piacevole curva e un bel paesaggio morbido e ondulato da cui spiccano, di tanto in tanto, ripide pareti calanchive. 8km e siamo sulla veloce SS598 “Fondo Val D’Agri”, (12km) uscita Aliano e, tra seminati, ulivi e calanchi, si sale all’incrocio per Alianello, il paese abbandonato che toccò il cuore di Charles Dickens. 

Proseguendo, la Strada Provinciale Alianello – Ponte Agri si fa divertente: una discesa gustosa da guidare, tra qualche tornante e vedute sugli erti calanchi di Aliano. Un brevissimo tratto di SS92 e siamo nuovamente sulla SS598 per raggiungere Tursi. Uno spostamento veloce, lungo una quarantina di km, per immetterci sulla SP 154 che, in breve tempo (9km), ci introduce in un altro dei più bei borghi abbandonati della Basilicata: la Rabatana di Tursi.

Da qui, per raggiunge l’ultimo paese fantasma del nostro itinerario in moto, utilizziamo la “Sinnica” SS653. Una sessantina di chilometri fatti con marce alte, in uno scenario incantato e inatteso: entriamo nel Parco Nazionale del Pollino. Un paesaggio selvaggio, arricchito dai profumi della folta vegetazione, ci accompagna allo svincolo per Lauria – Maratea.

Poi si scende, in un dedalo di curve, tornanti e paesini, sulla SP3 “Tirrenica”, che ci lascia a Maratea. Il borgo abbandonato, l’originaria Maratea, si trova sù, dove oggi svetta la statua del Cristo Redentore e che raggiungiamo in un’impennata di tornati capaci di regalare brividi anche ai mototuristi più navigato. Il panorama, da quassù, non trova aggettivi…

Partenza da Matera

Fissiamo il punto di partenza di questo avvincente itinerario in moto tra i borghi abbandonati della Basilicata a Matera, la “Città dei Sassi”, una delle città più antiche al mondo. La città sorge a ridosso di una gravina, un profondo burrone roccioso che spacca in due la Murgia materana. Qui, complici le numerose grotte naturali presenti nella parete rocciosa, già nel Paleolitico (2,5 milioni – 12 000 anni fa)  si insediarono i primi uomini. Nel tempo, alle grotte naturali si sovrapposero altre strutture abitative: dalle grotte create dall’uomo, a vere e proprie abitazioni scavate nella calcarite, a cui si aggiunsero poi Chiese, giardini, palazzi… Una struttura architettonica molto complessa che fa di Matera un unicum, tanto da essere stata dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.

Il Sasso Caveoso, il Sasso Barisano e la Civita, i quartieri più arcaici, furono letteralmente sgomberati nel 1952 a seguito dell’attenzione suscitata dalla denuncia di Carlo Levi nel suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli”, in cui raccontava di case sovraffollate, sporche, senza le più elementari condizioni sanitarie per vivere. La “questione dei Sassi” salì alla ribalta e venne definita “Vergogna nazionale“. Così De Gasperi, allora primo ministro, decretò lo sgombero forzato di 17000 persone, che furono trasferite in nuovi nuclei abitativi. Puoi approfondire su Wiki Matera.it,  l’enciclopedia della Città dei Sassi.

Matera, o meglio i suo primitivo insediamento, diventa dunque paese fantasma. Oggi i quartieri dei Sassi sono sottoposti a recupero e riqualificazione e il successo di questa operazione ha portato Matera ad essere eletta Capitale Europea della Cultura per il 2019. Il primo sito ad essere definito “Paesaggio Culturale”, per un riscatto di questa incomparabile città che, da “vergogna”, è diventata orgoglio nazionale.

 

 

Ogni scorcio è una cartolina, ogni angolo trasmette delle emozioni diverse. Passeggiare tra le ripide discese dei Sassi è un susseguirsi di scoperte: sbucano chiese rupestri scavate nella roccia, chiese costruite sulla roccia, le casette e le case grotta, i giardini sospesi, i musei e le mostre, le botteghe artigiane e le vedute sull’aspra Murgia. In un’atmosfera magica, è possibile fare un tuffo nel passato e provare a rivivere quella che un tempo era la vita nei Sassi.

Questi antichi quartieri di Matera oggi pullulano di turisti e in quegli ambienti, un tempo malsani e putridi, sono nati ottimi ristoranti, b&b, alberghi di lusso e localini di tendenza.

Veduta su Matera del Belvedere Timone
Veduta su Matera del Belvedere Timone

Inserite nel vostro itinerario in moto anche una visita al Belvedere Murgia Timone, dove comincia il parco archeologico-naturale della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri. Da qui Matera appare in tutto il suo splendore e la sua peculiarità. La veduta d’insieme è assolutamente incredibile!

Per raggiungerlo prendete la SS7 in direzione Taranto e dopo circa 5 km trovate un bivio sulla destra con l’indicazione per il Parco delle Ciese Rupestri. Buona visione!

Leggi anche La Basilicata in un weekend: in moto con i MotoSensibili

Il più famoso dei borghi abbandonati della Basilicata

Questa tappa dell’itinerario in moto fra i borghi abbandonati della Basilicata è forse la più affascinante e arcana. Reso famoso in tutto il mondo da Mel Gibson, che la scelse come location per il suo kolossal “La passione di Cristo” del 2004, Craco è diventata la paese fantasma più conosciuto nel mondo.

Le sue abitazioni sono abbandonate da anni. Lo spopolamento di Craco è legato alla fragilità del territorio. Un importante movimento franoso, partito, pare, a seguito di lavori infrastrutturali di ammodernamento della rete idrica e fognaria, portò ad un lento ma costante abbandono della città. A partire dal 1963 i sui abitanti iniziano un inesorabile trasferimento, che dopo il terremoto del 1980 diventò totale abbandono.

Borghi fantasma della Basilicata Craco
Ai piedi del borgo fantasma di Craco

Così Craco giace solitaria, aggrappata al suo sperone roccioso. Tutt’intorno la natura e il silenzio hanno preso il sopravvento. Le sue casette di pietra, arroccate attorno a un torrione quadrato del 1100, sembrano avere un’anima e le finestre scure appaiono come occhi che scrutano ciò che accade intorno. Craco vi avvolge con la sua atmosfera magica, catapultandovi in un mondo parallelo in cui sarete pervasi da emozioni contrastanti: pace, ammirazione, stupore, ma anche una dose di tristezza e curiosità. Non si riesce a guardare Craco e non sentirvi pervasi da domande. Craco vi interroga….

Nell’estate del 2022 le visite al ghost town sono state sospese e non è più accedere alle rovine nè con una guida, nè in autonomia. Speriamo di poter pubblicare aggiornamenti…

Puoi Raggiungere Craco in moto: un itinerario tra boschi e calanchi o anche Da Potenza a Metaponto in moto, passando per Guardia Perticara e Craco  

Il paese fantasma di Alianello

Non lontano da Craco e sempre immerso nello spettacolare scenario dei calanchi della Basilicata, c’è Alianello. Il tempo qui si è fermato al 1980, quando anche l’ultimo abitante abbandonò definitivamente la sua dimora.

La storia dello spopolamento di Alianello è legata al ripetersi di eventi sismici importanti. Il racconto del primo terremoto che colpì duramente il paese risale al 1857, quando una buona percentuale dell’abitato fu dichiarato inagibile. Si trattò di un evento devastante per la Basilicata: i dati ufficiali dell’epoca parlano di 9257 morti. Delegazioni scientifiche arrivarono da diverse parti del mondo per compiere studi sul fenomeno. In Inghilterra questo terremoto ebbe una particolare risonanza, tanto che anche Charles Dickens ne parlò in alcuni suoi scritti.

Ma parte di Alianello continuò a vivere fino al sisma del 1980, che ebbe come epicentro l’Irpinia (Avellino – Campania) e che colpì duramente anche la Basilicata. A seguito del terremoto dell’ ’80 la popolazione si trasferì ad Alianello Nuovo e ad Alianello di Sotto, lasciando entrare Alianello Vecchia nella schiera dei borghi abbandonati della Basilicata.

Alianello è dunque, un paese pericolante. E’ possibile addentrarsi tra i suoi vicoli fantasma, ma con molta accortezza e a vostro rischio e pericolo…

La Rabatana di Tursi

La Rabatana fu il primo insediamento di Tursi. Iniziò il suo sviluppo ad opera dei Goti nel V secolo, che arroccarono su un vertiginoso sperone calanchivo un castello a presidio militare.

Nel IX sec arrivarono i saraceni che conquistarono e ampliarono il piccolo presidio militare, il ribat, rendendolo un centro residenziale fiorente, la rabatana.

Così Tursi vide la sua prima espansione, che fu ancora maggiore sotto il dominio dei Bizantini (X e XI sec), i quali iniziarono l’edificazione della valle sottostante e diedero il via ad un lento ed inesorabile spopolamento dell’antico quartiere: la Rabatana nel tempo diventa paese fantasma.

Borghi abbandonati della Basilicata Tursi

Oggi, risalendo i vertiginosi calanchi della Rabatana, è possibile ammirare solo pochi resti dell’originario castello, mentre sono ben conservati i suoi straordinari cunicoli sotterranei. Le abitazioni del vecchio borgo hanno in parte ricevuto un restauro e iniziano a prendere vita piccole botteghe artigiane, qualche ristorantino e sparuti b&b.

Passeggiare tra i vicoli dell’antico quartiere conserva un fascino del tutto particolare: tra case abbandonate, porte e finestre spalancate, si scorgono archi e cupole di chiara influenza araba, che fanno da cornice ad uno stupefacente affaccio sui calanchi.

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Rabatana borgo abbandonato della Basilicata
Veduta sui calanchi dalla Rabatana di Tursi

L’itinerario in moto termina a Maratea

Il primitivo insediamento di Maratea sorgeva su Monte San Biagio, lì dove oggi svetta il Cristo Redentore, la colossale statua alta 21m, seconda per dimensioni solo al Cristo di Rio De Janeiro. 

Su questa cima, da cui si domina una delle meraviglie italiane, ovvero il paesaggio della costa di Maratea, giace uno dei borghi abbandonati della Basilicata: Marathia, dal latino “marìs” e dal greco “thèa”, ovvero “dea del mare”.

La sua origine risale al medioevo, quando le incursioni dal mare ad opera dei Saraceni (IX sec) costrinsero le popolazioni a ritirarsi in una posizione difensiva sulla montagna. Di fatti, sul costone roccioso di Monte San Biagio, Maratea resistette a parecchi attacchi ma quando aumentarono gli stimoli commerciali provenienti dal mare, nuovi insediamenti si svilupparono a valle. Così si crearono due centri Maratea Castello, la cittadella fortificata sulla montagna, e Maratea Borgo, l’attuale centro storico, ai piedi della montagna. La vita della comunità andò concentrandosi gradualmente a valle, ma la trasformazione del “Castello” in paese fantasma avvenne nel 1806, quando Maratea subì l’assedio dell’esercito Napoleonico.

Salendo al Cristo Redentore è possibile visitare liberamente l’antica Marathia, di cui restano i ruderi delle abitazioni con le loro finestre che ancora incorniciamo il panorama della costa di Maratea… 

Nel punto più alto della città vecchia sorge il Santuario San Biagio, che dal 732 d.C. ospita le reliquie del Santo, eletto patrono della città.

L’itinerario in moto per raggiungere Monte San Biagio è un vero paradiso di tornanti. La strada si imbocca dalla provinciale che attraversa Maratea, la SP3, e si inerpica letteralmente sulla montagna, con un finale mozzafiato: gli ultimi tornanti sono sospesi nel vuoto, poggiando su piloni che portano il piano stradale a sporgere fuori dal profilo della costa rocciosa… A dir poco, eccitanti!

Leggi anche Maratea in moto: un patrimonio di curve e tornanti.

Per concludere…

Ci sono altri suggestivi borghi abbandonati in Basilicata e altri che rischiano di diventarlo. Ognuno, con la sua storia e le sue vicissitudini, porta con sé il racconto di persone costrette a lasciare la propria casa, a sradicarsi dai propri luoghi. Il silenzio trova il suo regno e la natura pian piano riconquista i suoi spazi, impossessandosi di case, strade e costruzioni.

I paesi fantasma esercitano un fascino irresistibile, ma anche enigmatico e ambiguo, in grado di suscitare emozioni contrastanti: stupore e curiosità, angoscia e tormento. I luoghi abbandonati ci attraggono, ci stimolano, ci lanciano domande, ci costringono a riflettere… Le rovine ci comunicano un senso di precarietà ineluttabile, si rendono testimoni del tempo che passa e che tutto corrode.  Questo itinerario in moto può rappresentare anche un piccolo viaggio introspettivo, un viaggio nell’anima… della Basilicata.

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allerol

Ho sempre scritto raccontando ciò che mi appassiona: dei cavalli prima dell'ippoterapia poi. Infine, riscopro la mia adolescenziale passione per le moto e nasce Teste di Casco. Inseguo solo ciò che mi appassiona!

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